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Il Santo Padre Benedetto XVI

don Luigi Giussani: più padre che mai.

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postato da: fontanavivace alle ore 20:08 | link | commenti (3)
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giovedì, 28 febbraio 2008

“Giallo†del documento dei Medici


E ci risiamo. E' una vecchia abitudine, un vecchio trucco. Quando si fa parte di una minoranza di illuminatie non del popolo bue, si ha una certa tendenza ad usare la maiuscola e il plurale maiestatis.

E così piccoli gruppi di persone finiscono per rappresentare la totalità.
Se uno sparuto manipolo di studenti manifesta perchè il ministero vuole introdurre lo studio della patata o perchè il Turkmenistan ha dichiarato guerra all'Ossezia, davanti alla scuola o all'università in genere ci saranno "gli Studenti che protestano". Anche se sono dieci, e gli altri ne hanno approfittato per tagliare.
I rivoluzionari rappresentano ‘sempre’ il Popolo, tutto quanto; anche se sono all'1%. Perchè gli altri o non sanno quello che fanno oppure sono reazionari e dunque non contano.
E così in tanti altri casi. Le Donne vogliono. I Metalmeccanici chiedono. Noi Italiani siamo convinti che. I Medici...

I Medici. Già, i Medici. Può capitare che i giornali pubblichino un documento fatto passare come "i Medici dicono che", mentre si tratta di una bozza mai neanche discussa dall'Ordine. E su questo costruiscano uno scoop.
E quando Avvenire fa notare la cosa, scoppi la baraonda: "I Vescovi contro i Medici".

Magari ai normali medici avrebbe fatto anche piacere essere informati che qualcuno parla a loro nome. Così da potere alzare la mano dicendo, "Non sono poi così d'accordo".
Ma che ci volete fare, è un vizio antico. Noi Scrittori lo sappiamo bene.

Berlicche socio di SamizdatOnLine

Argomenti correlati:

* Avvenire stia al suo posto – Il Foglio
* “Ci accusate ci ciò che voi inscenate”. Lettera aperta a Michele Serra - Avvenire
* In quell’impeto di titoli forti un deficit di buon giornalismo - Avvenire
* Il presunto "giallo" del documento dei medici - Gino
* Alcune donne scrivono a Veltroni, Bertinotti "ora basta!" – CulturaCattolica
* Irriducibili - Vinoemirra
* Ordine dei medici: iI "giallo" del documento mai votato – Radioformigoni

postato da: fontanavivace alle ore 22:21 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, 23 febbraio 2008

don Luigi Giussani: più padre che mai (3).



22 febbraio - Terzo anniversario della morte di don Giussani

Domenica 24 alle ore 14 su Rete4 sarà riproposta "Vite Straordinarie" dedicata a don Luigi Giussani.
postato da: fontanavivace alle ore 07:58 | link | commenti
categorie: giussani, luigi giussani, don luigi giussani
domenica, 17 febbraio 2008

L'uomo supera infinitamente se stesso. E' mistero a se stesso e non può manipolarsi come vuole.

Dopo molti giorni di assenza (per impegni ed altri problemi) torno per rimarcare quanto non ho potuto fare "in diretta".
Le assurdità dette e scritte sul "Caso Napoli" (quello dell'aborto terapeutico e non della "monnezza") dimostra l'imbarbarimento umano che ormai ci si porta addosso. Penso che ormai non siamo più di fronte ad una conclamata difesa della "scienza" e del progresso (conquista) civile, ma siamo maledettamente di fronte alla difesa del nulla che solo può garantire l'edonismo narcisista. Pannella lo ha anche ribadito in diretta TV di Stato. Una scopata vale più di un figlio. Quanti si frappongono davanti a questo giulivo imbarbarimento sono dei maledetti (spesso fascisti) che bisogna far fuori prima possibile (un giorno, se potrò, racconterò quì anche quello che sta capitando a me in questi giorni).
Di seguito riporto dei link che possono aiutare a meglio comprendere quello che è successo a Napoli:

Cosa e' successo a Napoli
Napoli, aborto o eugenetica?
Terapeutico???
La sindrome di Klinefelter
Una vita vale una sigaretta


per fortuna non tutti hanno gettato il cervello nel tritacarne
Una donna di sinistra dice sì alla moratoria
(grazie a Fabio Cavallari per la segnalazione)

Aggiornamento: Registrazione trasmissione RAI 3 - 1/2 h - con Giuliano Ferrara.
postato da: fontanavivace alle ore 00:35 | link | commenti (1)
categorie: vita, aborto, eugenetica
domenica, 27 gennaio 2008

Giornata della memoria

Ciò che spaventa è l'odio come ideologia, l'idea che sta alla base di un progetto di purificazione razziale o sociale. La colpa è che esisti. Ci viene detto di non dimenticare. Benissimo: anzi quando e' che ne facciamo "memoria"?



Leggi anche su Culturacattolica.it "Il ricordo dell'uomo e la memoria dell'Onnipotente"


Samuel Bak "Luce della memoria"
postato da: fontanavivace alle ore 00:55 | link | commenti (6)
categorie: giornata della memoria, samuel bak
sabato, 26 gennaio 2008

Legge 40 - Papaboy - Preoccupazione educativa del Papa

Ascolta dalle Rubriche di



(Per ascoltare devi disattivare "Radio Formigoni live" sulla colonna sinistra)

A proposito della sentenza del TAR del Lazio sulle linee guida della legge 40, intervista al ginecologo Nicola Natale.
Legge 40: Aldilà del ginepraio giuridico ricostruiamo il tessuto sociale.

Lo "strano" giudizio su Prodi del presidente dei Papa boys commentato da Nerella Buggio nel suo "Block notes".
Così parlò il "Papaboy".

Don Mangiarotti ci spiega la preoccupazione educativa del Papa.
Per un serio cammino educativo.
lunedì, 21 gennaio 2008

«Libertà e tolleranza». Lezione laica di Ratzinger

QUI' il Video del discorso del Pata dopo l'Angelus (disattiva "Radio Formigoni" sulla colonna a sinistra)
QUI' il Testo

Renato Farina su Libero 21/01/2008

Ieri la piazza più religiosa e, per i maliziosi, più clericale del mondo è diventata una specie di fortino della libertà, una grande culla dove tutti i laici dell'universo potevano riposarsi per preparare la futura pugna. Non ci credete? Be', chi c'era può testimoniarlo: è accaduta la strana alleanza di uomini liberi. Cattolici oppure no, ma ieri stretti intorno a uno strano tedesco che ricorda molto un tale vissuto in Galilea duemila anni fa. Ma anche un certo Socrate. Sia detto senza confondere le essenze: ciascuno è quello che ha scelto di essere. Ma ieri ci si è incontrati al Ratzinger day. Eccoci allora intorno a mezzogiorno vicino al cupolone. Presso l'obelisco c'è ancora il presepe tardivo e l'albero di Natale con gli addobbi dorati: in fondo anche se non è Natale oggi nasce qualcosa di importante in Italia. Che sciocchi quanti hanno parlato di steccati risorgenti tra chi è fedele e chi non ci crede. Questa domenica mezzogiorno è stato il momento di una comunione, anzi - non esageriamo - di un patto in difesa del diritto di esistere con la faccia che si ha, della necessità del rispetto. Piccole cose, persino ovvie. Ma mica tanto oramai. Prima la cronaca o prima i concetti? Qui non si riesce tanto a distinguere tra il significato delle cose, la loro potenza politica, e il susseguirsi dei fatti. Idee e facce, ragionamenti e passioni si mescolano come sempre nella vita, ma ieri di più. Da là sotto, sul selciato, tra mille bandiere e striscioni, si vedeva specialmente il cielo di Roma, lucentissimo e blu. Questo miracolo che è il colore dell'aria a Roma. Tutti a guardare le sue braccia aperte
Centinaia di migliaia di occhi fissi alla finestra. Alle undici e cinquanta si aprono le imposte e viene srotolato il sandalo rosso. A mezzogiorno in punto una macchia bianca e due braccia si sono agitate più lente e più larghe di quelle della gente in piazza. Il Papa è entrato in scena con le braccia aperte, forse non sapeva dove mettere le mani, non ha senso del teatro, ma dell'amore sì. Sono passati alcuni istanti prima che il microfono rilanciasse le cadenze bavaresi del Pontefice. E sono stati momenti unici. Chi scrive è un veterano d'incontri papali. Ieri è stato diverso da ogni altra volta. Non la solita festa, ma neanche la tristezza dinanzi alla malattia di un Papa o a eventi dolorosi dell'umanità. Piuttosto l'attesa e il desiderio. L'aspettativa di un annuncio bello. E questo fremito accomunava i credenti, pratici delle preghiere, e i "miscredenti", impacciati ma non estranei. Ed ecco la voce, la voce del Papa.
Non era quella solita attraversata da accenti d'ironia, aveva qualcosa di spezzato, come di un uomo che stesse per piangere. Per la fatica che gli altri avevano fatto per andare a salutarlo, per la pietà che aveva per quegli uomini-donne-bambini, per chi lo aveva ferito e ancora non capiva il torto fattogli, per il mondo intero, ma anche per se stesso. E a noi giù in piazza, e - forse - a voi in cucina davanti al video, cosa è accaduto? Come una scossa.
È impossibile davanti al Papa e vicino alla memoria di millenni cristiani sottrarsi alla domanda: «Che cosa diavolo ci facciamo in questo mondo?»; mea culpa, togliere la parola diavolo, per favore. Ecco: non siamo soli. Benedetto XVI ha esordito mettendoci con lui: «Fratelli e sorelle». Poi, procedendo ha cambiato, e si è rivolto così agli sguardi che se lo bevevano: «Cari amici!». Ha aggiunto: «Grazie. Vogliamo pregare insieme, non bisogna smettere di pregare». E questi inviti non c'è uno solo cui siano parsi bigotti o moralistici. Era chiaro che in quella richiesta c'è l'essenza del nostro essere uomini, atei o no: dei poveretti che hanno bisogno di tutto, e mendicano il destino a questo cielo di Roma così sorridente. Dalla folla si è levato un coro, partito dalla zona dove si allungava per cinquanta metri lo stendardo di Comunione e Liberazione: libertàaa-libertàaa. È diventato viva-il-Papa; e poi ti vogliamo-bene-Benedetto. È seguito il latino solenne dell'Angelus, le formule mai consumate delle benedizioni pontificie. Il segno della croce. Tanti, tra essi molti con sottobraccio Libero, si capiva essere poco avvezzi a questo gesto: ma si sono inchinati dinanzi a una liturgia antica che nel caos di questa Italia ha il timbro fresco della speranza. «Grazie agli amici!» ha ripreso allora il Papa. Qui è cominciata la parte "politica" dell'incontro: di una politica che è sinonimo di convivenza civile, bene comune, stare insieme rispettandosi, e persino cercando di venirsi incontro e farsi compa-gnia. Se possibile provando a portare i pesi gli uni degli altri. O, se questa è un'utopia, almeno non tirarseli in testa. Ha usato due volte la parola «solidarietà» riferendosi a quella ricevuta, e tre volte ha detto «grazie», una al «cardinal vicario» Ruini. Soprattutto ha fatto intendere che lui non era soltanto quello che stava alla finestra, ma stava anche giù, tra la gente che ha scelto di venire qui. Si è messo tra i cattolici e i laici bambini. Quelli che vedono le cose e le dicono. (Come il sindaco di Missaglia, Brianza con la fascia tricolore e i vigili urbani, mandato qui nella notte dal consiglio comunale al completo). Chi non c'era in piazza e anzi ha condannato per qualsivoglia menata questo Angelus è cattolico-adulto o laico-adulto. Uno che tra i suoi occhi e la realtà mette l'ideologia. E se un Papa è ferito non lo soccorre, ma domanda: a-chi-giova? Uno schifo da scribi e farisei.
Benedetto XVI, con il suo modo di fare timido e ritroso, non ha trattato questo raduno come qualcosa di gradevole ma adesso passiamo ad altro; gli ha dato un peso missionario, è diventato un gesto in cui lui si identifica: bisogna correre insieme, uomini di buona volontà, dove la libertà subisce un torto. Non si è sottratto per falsa modestia alla constatazione di aver subito una persecuzione, non ha minimizzato.
Poteva restare neutro per non dividere i prodiani (ostili al raduno) dai rutelliani (favorevoli: c'erano Rutelli e Fioroni), per non benedire implicitamente tanta parte del centrodestra, Cossiga, Andreotti, la Cisl, l'Ugl e i cristiani riformisti (veltroniani). No. Non è rimasto furbescamente neutro. Era da questa parte. Con chi protesta perché si è impedito a un Papa di parlare. A un Papa! Figuriamoci a chi è un nessuno cosa fanno. Una lezione di democrazia
Non è un tipo che alluda, Ratzinger. Ha raccontato come ha vissuto questi giorni. Ci teneva. Ci ha patito. Prima ha raccontato di sé quasi piegato sulle sudate carte. «Conosco bene questo ateneo, lo stimo, sono affezionato. Avevo accolto volentieri l'invito, mi ero preparato il discorso per giorni dopo il Natale». Poi la violenza subita... «Purtroppo, il clima che si è creato... Ho soprasseduto mio malgrado». In quel mio-malgrado c'è un giudizio chiaro: mi è stato impedito, il danneggiato sono io, ho subito un furto di libertà.
Altro che vittoria politica del Vaticano, a lui interessa incontrare le persone più che spedire insegnamenti, la vita degli uomini è così: incontrarsi, litigare, poi bere un caffè, pensare al lavoro, ai figli. E qui la lezione di democrazia, o se si vuole molto semplice, di educazione civica: «Come professore, per così dire, emerito, che ha incontrato tanti studenti nella sua vita vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene». Rispetto, libertà, responsabilità, verità, bene. Secondo me il Papa non la passa liscia. Da quando in qua in questo mondo il coraggio e la mitezza sono premiati? Noi però siamo contenti che tu ci sia, papa Benedetto, e sei proprio così come sei. Più colto, più timido, più intelligente, più credente di noi. Ma ci chiami amici, sei uno di noi.

© Copyright Libero, 21 gennaio 2008

sabato, 19 gennaio 2008

Quì puoi seguire l'Angelus di Benedetto XVI in diretta

Per ascoltare bene l'audio disattiva "Radio Formigoni" sulla colonna sinistra.



Domani in piazza per il Papa. Ecco dieci motivi per andarci tutti
di Renato Farina (Libero, 19 gennaio 2008)

Ecco dieci motivi per essere domani all'Angelus del Papa in piazza San Pietro. Si avverte che alcune ragioni possono essere molto personali, altre funzionano per atei, alcune persino per gaudenti. Talune molto nobili, tal'altre meno. Ciascuno trovi la sua: e ci si vede lì, meglio prima delle undici per sistemarsi vicini, con Feltri.

1) Riparazione di un torto.
Mettendo Benedetto XVI nelle condizioni di non potersi esprimere gli si è negato un diritto dell'uomo, stante che il Papa è un uomo e non un pastore tedesco. L'offesa ha precisi autori diretti (chi lo ha accusato di aver ri-condannato Galileo) e indiretti (le autorità politiche del nostro Stato che non hanno tutelato il Pontefice). Ci piacciano oppure no, costoro sono parte eminente e/o deficiente della nostra comunità nazionale. Occorre un atto di pubblica ammenda. Invitiamo a mescolarsi tra noi anche il presidente Giorgio Napolitano: in certi casi non è il caso prevalga la diplomazia e i suoi aperitivi, ma il sentimento popolare cui un capo dello Stato deve fornire sostegno semplice e forte.

2) Affetto e riconoscenza.
Come si fa a non voler bene a questo Papa? In tempi di invasione islamica e di paure d'ogni genere ripropone con la sua persona e il suo insegnamento il cristianesimo nella semplicità della tradizione.

3) Identità dell'Occidente.
Come ci ha insegnato Oriana Fallaci la nostra civiltà, fondata sulla libertà dell'individuo ed insieme sulla responsabilità verso la libertà e il benessere del prossimo, è figlia del cristianesimo; in Italia, in particolare del cattolicesimo. Anche chi si professa ateo o agnostico è impastato dei valori e dei sentimenti che arrivano da una storia millenaria segnata dal crocefisso.

4) La ragione contro il rimbambimento.
Il nostro amico Marco Pannella ha snocciolato delle cifre per dieci minuti a Porta a Porta. Tesi: il Papa è sempre in televisione, se da qualche parte non lo fanno parlare amen, che sarà mai. È come quelli che non facevano entrare gli ebrei o i negri nel loro bar: e allora per ore e ore elencavano i locali, le strade, i parchi per ebrei e negri, i tram dove potevano avere accesso, molti di più di quelli riservati agli ariani. Una logica da scienziato pazzo. Per i liberali di solito la libertà è indivisibile. Censurare una pagina di un libro di mille pagine resta censura: quella era la mia pagina, amico, lì dentro ci sono io, tutto io; se mi amputi un braccio non ti ringrazio perché poi mi restano tre arti e forse potevi tagliarmi la testa. La Stampa di Torino ieri invece si è messa sulla stessa lunghezza d'onda: Ratzinger si vede più in televisione di Napolitano e di Pannella! Mamma mia.

5) Ripicca.
Non è un gran sentimento, ma dà le sue soddisfazioni. Secondo i padroni sempiterni delle piazze, andare al colonnato del Bernini in San Pietro significherebbe rialzare gli "storici steccati" tra cattolici e laici. Vorrebbe dire mescolare religione e politica, cercando la prova di forza contro i non credenti. Che panzane. Qui la prova di forza, anzi di mitezza, è per distinguersi dalla teppa più o meno accademica. Chi ha fatto scempio della libertà di espressione non era "laico", ma apparteneva alla famiglia dei cretini. Poco male se uno è cretino per conto suo, ma quando fa valere questa sua qualità per imbavagliare la gente, si eleva a cretino intollerante. E - anche se poco caritatevole - uno storico steccato per impedire agli asini violenti di scalciare gli altri è legittima difesa della democrazia.

6) Orgoglio ateo.
Feltri si è dimesso per un giorno da ateo. Altri come lui, recandosi sotto la finestra del Palazzo Apostolico, impediranno le velleità di chi vorrà pesare la gente convenuta come massa per un "partito cattolico". Non c'entra, guai a chi farà questa conta un po' simoniaca. Si può stimare e manifestare affetto al Papa anche senza trasformarsi in gente pia. Non è una manifestazione di cattolici, ma semplicemente cattolica, che vuol dire universale.

7) Unità.
Chi ha già esperienza di incontri intorno a un Papa lo potrà testimoniare. Si crea un clima intorno a quel puntolino bianco dove non esiste la tensione nevrastenica della folla senza volto, capace di ogni ribalderia. Ma ciascuno è misteriosamente se stesso eppure unito. Non ci si raduna per fare volume e ribaltare questo o quel governo o regime. Semplicemente ci si porta dietro il fardello di desideri e speranze, di dolori e angosce: è inevitabile, non si sa perché, ma accade così a tutti. Più modestamente: è uno dei pochi posti dove si può portare la famiglia senza paura di petardi o cazzotti, senza necessità di sorbirsi slogan da galera.

8) Godurie.
Roma vale sempre un viaggio, specie la domenica mattina ha uno speciale incanto. Andare dal Papa e all'Angelus non implica particolari digiuni. Ci si può caricare di energia forse mistica, certo foriera di buon umore, con un cappuccino e un paio di maritozzi alla panna. Questo prima. Poscia ci sono trattorie mica male. Se volete rovinare il pranzo a Giuliano Ferrara andate a salutarlo alla "Campana", nel vicolo omonimo. Cossiga invece va al buffet dell'Hotel de Russie, vicino a piazza del Popolo.

9) Joseph Ratzinger.
Lui, le parole che dice, il modo come spiega il Vangelo, con la chiarezza del parroco di montagna e la finezza di un cherubino, valgono il viaggio, ritemprano la mente stanca e il cuore desolato di credenti peccatori e di atei incorruttibili.

10) L'Angelus in sé.
È una preghiera bellissima. È l'essenza del cristianesimo: ricorda cioè tempo, luogo e contemporaneità di Gesù che si incarna nel ventre della Madonna. Prima ci sono le campane, il loro concerto che rallegra. Poi la benedizione. E magari ci sarà pure qualche miracolo. E non è affatto irrazionale sperarlo: in fondo la suprema categoria della ragione è la possibilità. A Roma, a Roma.

© Copyright Libero, 19 gennaio 2008

giovedì, 17 gennaio 2008

Andiamo tutti domenica a Piazza San Pietro.

Domenica (20.01.2008) andiamo tutti a Piazza San Pietro all’Angelus di Benedetto XVI.  Io ci sarò!

Quì l'aggiornamento della rassegna stampa "Papa e Sapienza"

Rassegna stampa dal 13 al 17 gennaio

Corriere della Sera - 17-01-2008 - Aldo Cazzullo -Ruini: solidarietà tardive al Papa

Avvenire - 17-01-2008 - Davide Rondoni -Uomini adatti alla fuga davanti al Papa dialogante

Il Foglio - 17-01-2008 - Giuliano Ferrara - Quel professore e Papa della ragione, a disposizione del suo tempo

Il Giornale - 17-01-2008 - Alessandro M. Caprettini - Intervista a M. Pera: "L’insulto a Ratzinger? E’ la rivincita della sinistra"

Il Giornale - 17-01-2008 - Andrea Tornielli - Bagnasco: "In Italia l’oscurantismo laicista supera la tolleranza"

La Repubblica - 17-01-2008 - Joaquin Navarro-Valls -La libertà della scienza

QN - 17-01-2008 - Luigi Negri -Ora siamo tutti più poveri

Il Sole 24 Ore - 17-01-2008 - Giovanni Reale -Oltre la ricerca scientifica

Avvenire - 17-01-2008 - Salvatore Mazza -Cori, applausi e striscioni: un’udienza scoppiettante

Avvenire - 17-01-2008 - Gianni Santamaria -L’abbraccio al Papa dalla gente comune

Il Foglio - 17-01-2008 -Domenica, San Pietro

Il Foglio - 16-01-2008 - Comunicato di CL -Sapienza discarica ideologica.

Corriere della Sera - 16-01-2008 – E. Galli della Loggia -Una sconfitta del paese

Avvenire - 16-01-2008 - Carlo Cardia -Hanno attaccato l'uomo più indifeso

Il Giornale - 16-01-2008 - Michele Brambilla -Povera Chiesa. Anzi povera Italia

Libero Ed. Milano - 16-01-2008 - Renato Farina -L’unico extracomunitario senza tutela

Italia Oggi - 16-01-2008 - Franco Bechis -Libera università d’Italia

Il Giornale - 16-01-2008 - Andrea Tornielli - Mai accaduto prima: l’Italia tappa la bocca a Benedetto XVI

L’Osservatore Romano - 16-01-2008 - Giorgio Israel - Quando Ratzinger difese Galileo alla sapienza

Il Giornale - 16-01-2008 - Luca Doninelli -Basta vergognarsi d'essere testimoni di verità


Avvenire -
15-01-2008 - Paolo Viana -Intervista a Israel: "Ratzinger su Galileo? Leggetelo"

Corriere della Sera - 15-01-2008 - E. Galli della Loggia -Il laicismo obbligatorio

Libero Ed. Milano - 15-01-2008 - Antonio Socci -A processare Galileo è stato un anarchico ateo

Avvenire - 15-01-2008 - Davide Rondoni -L’Italia salvata dalla poesia

Il Giornale - 14-01-2008 - J. Ratzinger -Ecco le vere parole su Galileo

Il Giornale - 14-01-2008 - Andrea Tornielli -I prof censurano il Papa senza mai averlo letto

Corriere della Sera - 14-01-2008 - Pierluigi Battista - La lezione di Voltaire valga anche per il Papa

Il Giornale - 14-01-2008 - Stefano Zecchi - Oscurantismo laicista

Il Giornale - 14-01-2008 - Giorgio Vittadini - Nessun regime distrugge il cuore degli uomini

Libero (Ed. Milano) - 13.01.2008 - Renato Farina -Attenzione, preparano l’agguato al Papa

mercoledì, 16 gennaio 2008

LIBERTA', LIBERTA', LIBERTA' ...

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 16 GENNAIO 2008
All'ingresso di Benedetto XVI nella Sala Nervi per l'udienza generale, un gruppo di una trentina di studenti di CL ha innalzato uno striscione con la scritta "Comunione e Liberazione-Universitari La Sapienza" e ha gridato più volte "Libertà, libertà". Un lungo applauso degli oltre cinquemila fedeli ha accolto l'arrivo del Papa, che è apparso sorridente ma piuttosto teso in volto e ha ricambiato con ampi gesti di saluto.

Guarda le foto su : La Repubblica.it
martedì, 15 gennaio 2008

Sapienza, un'altra vergogna dell'Italia.

I Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc.). L’unico posto dove il Papa non può parlare è La Sapienza, un'università fondata, tra l’altro, proprio da un ponteï¬ce.
Questo mette in evidenza due fatti gravissimi:
1) l’incapacità del governo italiano a garantire la possibilità di espressione sul territorio italiano di un Capo di Stato estero, nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone. Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell’impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;
2) la fatiscenza culturale dell’università italiana, per cui un ateneo come La Sapienza rischia di trasformarsi in una “discarica” ideologica.
Come cittadini e come cattolici siamo indignati per quanto avvenuto e siamo addolorati per Benedetto XVI, a cui ci sentiamo ancora più legati, riconoscendo in lui il difensore – in forza della sua fede – della ragione e della libertà.

15 gennaio 2008    Comunione e Liberazione


Scarica il Volantino con il comunicato di CL

Scarica il Volantino degli universitari di CL della Sapienza





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lunedì, 14 gennaio 2008

L'ignoranza dei presunti scienziati de "La Sapienza"

Attenzione, preparano l'agguato al Papa
di Renato Farina - "Libero" 13/01/2008

L'ignoranza domina tra i presunti scienziati dell'Università La Sapienza di Roma. In 67 cattedratici vogliono impedire al Papa di parlare, anzi persino di entrare in aula magna giovedì prossimo, per l'inaugurazione dell'anno accademico.
Hanno firmato un appello, sono quasi tutti fisici. Dicono: E' uno straniero, un oscurantista, ha parlato male di Galileo difendendone la condanna diciassette anni fa. Una bugia, lo vedremo. Ma procediamo. Era stato il rettore a volere la presenza di Benedetto XVI.
Nei piani originari sarebbe dovuta toccare al Santo Padre la lectio magistralis, la prolusione che dà il tono dell'anno universitario. Poi però pareva di dare troppo onore a un Ratzinger qualunque.
E il rettore ha ripiegato, cedendo alle pressioni, mettendolo al terzo o quarto posto tra i relatori, preceduto da quel fenomeno di laureato della Scuola Normale di Pisa, Fabio Mussi, oggi ministro della Ricerca, e dal sindaco Walter Veltroni. .....

Leggi tutto l'intervento di Renato Farina

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Leggi pure "Quei professori “oscurantisti” che non sanno fare le citazioni" sul Blog di Andrea Tornielli

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domenica, 13 gennaio 2008

In nome della ragione laica.

Lettera di don Francesco Ventorino al direttore de "Il Foglio"

Caro direttore - La seguo con simpatia ed amicizia da tempo, ma soprattutto in questo momento sento il bisogno di esprimerle tutta la mia solidarietà, non tanto per la battaglia che sta conducendo a favore di una moratoria dell’aborto, quanto per la difesa della “ragione laica” in essa sottesa. E’, infatti, in nome di ragioni, che “appartengono a chi è dentro e a chi è fuori le mura della chiesa o delle chiese” (cfr. il Foglio, 7 gennaio 2008), supportate anche dalla documentazione che viene dal progresso scientifico, che Lei sta difendendo il “diritto di nascere” di chi, fin dal primo momento del concepimento, non può non essere considerato un vivente umano. Ritengo, pertanto, che dietro la battaglia per la moratoria dell’aborto se ne stia giocando un’altra ancora più decisiva, cioè quella a favore di una ragione comune che stia a fondamento di uno stato democratico. Ha scritto Jürgen Habermas: “L’idea di sé dello stato costituzionale democratico si è sviluppata nel quadro di una tradizione filosofica che si richiama alla ragione ‘naturale’, dunque unicamente ad argomentazioni pubbliche, che pretendono di essere parimenti accessibili a tutte le persone. L’assunzione di una comune ragione umana è il fondamento epistemico della giustificazione di un’autorità statale laica, che non dipende più da legittimazioni religiose” (“Tra scienza e fede”, Laterza, Roma-Bari, 2006, p. 24). Forse questo è il vero motivo per cui questo grande pensatore europeo viene avversato da alcuni laici, o meglio laicisti, italiani. Flores d’Arcais gli ha dedicato l’editoriale dell’ultimo numero di “Micromega” dal titolo “Undici tesi contro Habermas”, nelle quali afferma che la ragione, cui Habermas brucia incenso, non è ragione, ma è teologia: “E’ restaurazione omnipervasiva della teologia contro le conquiste della moderna scepsi critico-empirica”. Ma, negata una comune ragione naturale, perché “contro le conquiste della moderna scepsi critico-empirica”, e quindi la possibilità di una ragione squisitamente laica, su che cosa sarebbe possibile fondare il diritto, se non sulle ragioni del più forte, che potrebbe essere anche una maggioranza democratica?

Il Foglio, 8 gennaio 2008

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